A dieci anni dal debutto del leggendario Shovel Knight, i ragazzi di Yacht Club Games tornano a ruggire nel panorama indipendente con una nuova, incredibile scommessa: Mina the Hollower. Se il loro primo capitolo era una lettera d’amore immortale all’era a 8-bit del NES, questa nuova avventura scava ancora più a fondo nella nostalgia, pescando a piene mani dal glorioso design del Game Boy Color e mescolandolo con un’architettura ludica che strizza l’occhio ai moderni Soulslike.
Abbiamo sguainato la frusta e ci siamo immersi nelle atmosfere gotiche di quest’opera per capire se siamo davanti all’ennesimo capolavoro firmato dal team californiano. Spoiler: la risposta è sì.
Una fustigatrice nell’oscurità
In Mina the Hollower vestiamo i panni di Mina, una “Hollower” (una scavatrice/fustigatrice) di professione, mossa dal compito di salvare un’isola maledetta piombata nell’oscurità a causa dell’interruzione dei generatori di energia Spark. Fin dai primi minuti, l’atmosfera gotica e decadente avvolge il giocatore, regalando vibrazioni che uniscono il fascino classico di Castlevania all’esplorazione criptica e malinconica di The Legend of Zelda: Link’s Awakening.
La narrativa non è mai invasiva, ma si respira attraverso i dettagli del mondo di gioco, i dialoghi con i bizzarri comprimari e la costante sensazione di minaccia che si nasconde dietro ogni pixel.
Un gameplay che “scava” la concorrenza
Il cuore pulsante dell’esperienza è il sistema di movimento e di combattimento. Mina è dotata di una frusta letale con cui colpire i nemici a distanza, ma la vera rivoluzione del gameplay risiede nella sua abilità di scavare nel terreno. Con la pressione di un tasto, la nostra protagonista può tuffarsi letteralmente sotto terra: questa meccanica non serve solo a schivare gli attacchi nemici o a muoversi più velocemente, ma è il perno su cui ruotano enigmi ambientali brillanti e sezioni platform che richiedono riflessi fulminei.
Il level design è un gioiello di rara fattura. Ogni area dell’isola si sviluppa sia in verticale che in orizzontale, nascondendo scorciatoie, segreti e raccordi che ricordano da vicino la struttura interconnessa del primo Dark Souls.
Tra pixel art d’autore e sound design sublime
Dal punto di vista tecnico, Yacht Club Games ha fatto un lavoro filologico mostruoso. Il gioco gira con una risoluzione e una palette cromatica che mimano alla perfezione i limiti hardware del Game Boy Color, ma beneficia di una fluidità a 60 fps e di una gestione degli effetti di luce modernissima. Le animazioni di Mina e dei mastodontici boss sono dettagliate, fluide e ricche di personalità.
Nota d’onore assoluta per la colonna sonora in chiptune firmata da Jake Kaufman. I brani sono incalzanti, malinconici quando serve e incredibilmente orecchiabili: vi ritroverete a fischiettare i motivi principali anche a console spenta.
Il verdetto di IndieGems
Mina the Hollower non è solo un’operazione nostalgia riuscita alla perfezione; è la dimostrazione di come il passato dei videogiochi possa essere reinterpretato in chiave moderna senza perdere un briciolo del suo fascino originale. Yacht Club Games ha fatto centro ancora una volta, confezionando un action-adventure punitivo al punto giusto, appagante e visivamente straordinario. Una vera e propria gemma che non può assolutamente mancare nella libreria di ogni vero appassionato di giochi indie.



Bellissimo!